
Testimonianze di monsignor Gebran e di padre Abboud, presidente della Caritas di Beirut. I riconoscimenti
Ha festeggiato dieci anni ieri a Palazzo Vecchio, l’evento organizzato da rete di volontariato Voltonet, presieduta da Luigi Paccosi, Arciconfraternita della Misericordia di Firenze e Compagnia delle Opere della Toscana in collaborazione Cesvot e Fondazione CR Firenze che, attraverso le testimonianze di chi ogni giorno si adopra, racconta il volontariato. Con un focus sulla situazione del Libano e il forte impegno della Chiesa cattolica maronita, “All’origine della Gratuità“ ha ospitato monsignor Tony Gebran, procuratore emerito del Patriarcato maronita presso la Santa Sede, e padre Michel Abboud presidente della Caritas del Libano. Moderava Stefano Parati, della Compagnia delle Opere Sociali della Toscana. Un Paese, il Libano, ha evidenziato monsignor Gebran, in cui i cristiani sono ancora il 38% della popolazione, caso unico in Terra Santa, dove nel suo complesso ne sono rimasti il 2%; un drastico calo conseguito alla Primavera araba: in Siria sono passati dal 20 all’8%. Il Libano rappresenta invece, come definito da Papa Francesco, un mosaico di confessioni, 18 quelle censite, dove “le chiese sono ancora piene e nei seminari ci sono ancora tante vocazioni” grazie ai “valori che trasmettiamo e che abbiamo ricevuto, anche con i martiri” e tra questi la gratuità, che “vuol dire amare, perdono e misericordia”. Ma anche un Paese pesantemente segnato dall’inflazione, in cui, ha esemplificato padre Abboud, uno stipendio è passato dal corrispettivo di mille euro a 50. “Spesso siamo troppi presi dalla gestione delle emergenze quotidiane e ci soffermiamo troppo poco su come ci si può spendere per gli altri gratuitamente – ha affermato all’apertura del convegno l’assessora al Welfare Sara Funaro – La gratuità è alla base della solidarietà e in definitiva del senso di comunità”.
“C’è più gioia a dare che a ricevere – ha detto monsignor Marco Viola, che ha portato il saluto del cardinale arcivescovo Giuseppe Betori – il nostro bisogno personale non è stringere il pugno, ma la mano”.
Nel corso della manifestazione sono stati assegnati due premi: “Comunicare la gratuità“, concorso giornalistico nazionale; e il “Premio don Paolo Bargigia“, intitolato alla memoria del sacerdote fiorentino che ha speso la vita per i giovani, anche con la lunga missione nelle difficili periferie di Lima. Vincitrice del premio giornalistico di mille euro, Silvia Perdichizzi, con l’articolo “Seconda chance“, pubblicato sull’Espresso, che descrive la storia di un detenuto la cui grigia vita reclusa dal ’98 in carcere cambia improvvisamente con un lavoro nella ristorazione trovato grazie alla legge Smuraglia.
Il premio don Bargigia, consegnato dal capo di guardia della Misericordia Duccio Moschella in rappresentanza del provveditore Nicolò d’Afflitto, è invece andato a Poti Pictures per aver creato uno spazio innovativo permanente per far diventare attori persone con disabilità intellettiva con eccellenti risultati nel cinema.
Carlo Casini




